Inferno - Divina commedia
L’Inferno (composto da trentatré canti più un proemio) si dispone al suo interno secondo una struttura a spirale, che il poeta suddivide in nove cerchi distinti, i quali, nel corso del viaggio, corrisponderanno alla collocazione dei dannati e alla crescente gravità del loro peccato, punito secondo la legge del contrappasso (e cioè, secondo uno specifico rapporto di analogia o di contrapposizione rispetto alla colpa commessa in vita). Se quindi la ‘realtà’ dell’Inferno risponde in pieno alla teologia tolemaica medievale (che resta fonte privilegiata per Dante), tuttavia ogni singolo canto (e, più ancora, ogni singolo peccatore) vive anche di vita propria, conferendo rilievo tanto alle singole esperienze individuali quanto al loro significato in chiave morale, allegorico ed anagogico. A partire dalla selva da cui, “smarrita” la “diritta via” (Inferno, I, 3), Dante rischia la morte, il viaggio del personaggio è sempre rispondente alla teoria medievale di interpretazione del testo in senso letterale, morale, allegorico e salvifico: da qui la complessità di livelli della rappresentazione poetica e la molteplicità di significati che ogni situazione o figura assume.
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